Azienda Vitivinicola Castello di Stefanago

L’azienda vitivinicola Castello di Stefanago è nata tanto tempo fa, lavoro di generazioni. Le persone, l’im­pegno, la passione, il legame e il rispetto per il territorio, la natura, il paesaggio, la costante ricerca per migliorare nella tradizione: gli elementi che raccontano la storia dell’azienda. Siamo in Lombardia, sulle colline dell’Oltrepo Pavese tra i 350 e i 500 metri sul livello del mare, al centro della tenuta il Castello (sec. XI- XIV) dove si trovano le cantine per la produzione e l’affinamento dei vini, intorno al castello i terreni dell’azienda agricola, 135 ettari con prati, boschi, frutteti, seminativi e 20 ettari di vigneto, nei terreni più adatti per esposizione e composizione del suolo, divisi in piccoli appezzamenti, per conservare e valorizzare la biodiversità del luogo. Antonio e Giacomo Baruffaldi da tempo hanno scelto la coltivazione biologica, un lavoro costante e attento nel vigneto, che seguono direttamente, per avere uve sane, naturali, che ven­gono raccolte al giusto grado di maturazione e che sono l’ingrediente fondamentale e insostituibile per la produzione dei vini. A Stefanago il vino si fa in vigna e grande importanza riveste la cura del vigneto. I vigneti sono complessivamente 20 ettari, divisi in piccoli appezzamenti e occupano i terreni più adatti per esposizione e composizione del suolo: la presenza discreta dei vigneti e l’assenza di coltivazioni intensive dominanti permettono di attuare il progetto di conservazione e valorizzazione della biodiversità, progetto fondamentale per l’azienda. La coltivazione è biologica, certificata da 20 anni. Ogni vigneto viene curato, osservato, studiato perché gli interventi possano essere adeguati e misurati per favorire e preservare equili­brio, biodiversità, vitalità. Ogni vigneto è un ecosistema a sé che va mantenuto in equilibrio. Tutte le pratiche agronomiche vengono svolte in quest’ottica: semina in autunno a filari alterni di miscugli di leguminose e graminacee, poi interrate nella primavera successiva, sfalcio dopo la fioritura, limitati trattamenti a base di rame e zolfo, in aggiunta trattamenti biodinamici con induttori di resistenza per stimolare la pianta all’auto difesa. Le potature, fatte in funzione del vino che si vuole ottenere, rispettano innanzitutto la salute e la vitalità della pianta. Tutto per avere un terreno vivo e dinamico che risponda a variazioni ambientali e cli­matiche, che permetta un adattamento della vite con conseguente aumento della qualità delle uve e della costanza tra le diverse annate della stessa qualità.

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